lvy Ungaretti-Livio

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A Magliaso il 3 febbraio 2001

Ivy Ungaretti Livio
pittrice

Di padre italiano e madre inglese, lvy Ungaretti-Livio nasce e cresce ad Alessandria d'Egitto, città nella quale risiede fino alla metà degli anni Cinquanta, conseguendovi il diploma in pianoforte. Dal matrimonio con il ticinese Tito Livio, condotto ad Alessandria d'Egitto da motivi professionali, nasceranno due figli, Knut ed Erik. Ai crescenti impegni famigliari trova comunque modo di affiancare l'attività in campo pianistico, producendosi in numerose esecuzioni. Nel 1950 si iscrive al corso di disegno e pittura all'Accademia di Belle Arti di Alessandria, allieva del professor Brandani; inoltre frequenta i corsi di nudo tenuti da André Lothe.

A partire dal 1952, a seguito di un incontro avvenuto a Venezia, si instaura un'intensa corrispondenza con Giuseppe Ungaretti; il grande poeta è l'unico fratello del padre Costantino e le è dunque zio. Nel 1955 abbandona completamente la musica per dedicarsi alla sua vera vocazione: la pittura.

Lo scoppio della guerra di Suez nel 1956 la sorprende mentre è in viaggio con la famiglia attraverso l'Europa: il rientro non sarà più possibile e Zurigo verrà scelta quale nuova residenza.

Gli anni zurighesi si rivelano molto stimolanti e le danno l'occasione di incontrare, fra gli altri, personalità quali Fautrier, Kemény, Poulet.

Il trasferimento a Firenze nel 1967 è dettato da esigenze professionali del marito. Il 1974 segna il ritorno definitivo in Svizzera con dimora stabile nella casa di Magliaso. A Tito Livio, forte personalità, assunto molto presto ad alte responsabilità nella ditta Pirelli, dobbiamo la scelta e l'acquisto della Soldanella subito dopo la guerra; la trasformò in villa lvy in onore della straordinaria ventenne italo-anglo-egiziana che aveva amato e sposato ad Alessandria nel 1941.

lvy Ungaretti-Livio abita ininterrottamente a Magliaso dal 1974. Dopo la morte del marito nel 1983, vive sola nella villa omonima in via Cantonale, vicino alla scuola. Non molti la conoscono perché esce poco.

Donna profonda, personaggio unico, artista orgogliosa del suo lavoro, questa è lvy. Dice "io dipingo per l'eternità, il mio lavoro deve restare nel tempo". Dotata di grande sensibilità e intelligenza è molto bello, con lei, parlare d'arte o di qualunque argomento perché, malgrado il suo parziale ritiro sociale, resta molto attenta a quanto accade vicino e lontano. Lavora sempre, esegue piuttosto disegni, schizzi di piccolo formato ma di grande pregio; trae sempre emozione e grande gioia contemplando i suoi grandi quadri informali eseguiti tra gli anni 60 e 80, legge e suona il pianoforte.

Dal 1991 espone regolarmente in mostre personali e collettive. Ultima in ordine di tempo si è svolta in luglio e agosto 2000 nella sede centrale dell'UBS a Lugano con molti oli su tela di grande formato e attualmenta ( gennaio 2001) nella casa comunale di Magliaso

Ivy Ungaretti Livio muore il 19.11.2006


Maria Wili
Critico d'arte così si esprime:

Vivere la pittura come un riscatto continuo della vita, come una rivincita furiosa sulle sue costrizioni. Con questo lacerante senso di ribellione, che sembra raccogliere ed esplodere in un grido intollerabile, lvy Ungaretti da più di quattro decenni si dona con immutata intensità - e come portarvi da un cieco impulso - alla pittura. Da tale impegno risulta un'opera che annovera pagine terribili, dove il dolore, messo a nudo, annichilisce; altre non meno terribili, dove quella sorta di scorticamento del sentimento, si risolve pure alla fine in un inno alla gioia, nell'esaltazione di una ritrovata speranza. È di note estreme, assolute, che si nutre l'espressione di lvy Ungaretti. Un'espressione - va detto - marcata alla sua origine in modo indifferente dalla condizione femminile vissuta da chi di quell'espressione si fa portatore e che si riversa nella oggettiva maggiore difficoltà a sostenere il peso della creazione da parte dell'artefice donna rispetto all'arte maschio: un dato di fatto che oggigiorno possiamo magari ritenere (anche se fosse non del tutto a ragione) sfumato, ma che per la generazione di lvy Ungaretti è una realtà incontrovertibile. Basterebbe, per finire di convincersene, riflettere su quella che appare quasi come una regola: che cioè dietro ad un uomo creatore tanto spesso vi è una donna - madre, sorella o compagna - al suo sostegno, Dov'è invece quell'uomo che nell'ombra e con estrema generosità di sé assiste la donna creatrice ? Ecco dunque un motivo che aiuta a spiegare perché la storia dell'arte è praticamente scritta al maschile. Ecco un motivo anche che forse può spiegare perché, nel caso particolare di lvy Ungaretti, una produzione di simile tempra, ferma e per certi versi sconvolgente, mantenuta nel tempo, sorprendentemente aspetti ancora i riconoscimenti che largamente merita. Il dato personale. la ricerca di una catarsi individuale, l'affondo in una situazione psicologica unica rivestono grande importanza nell'arte di questa signora di scelta educazione e di cosmopolita esperienza, tanto da poterla classificare - quest'arte - nel filone di un espressionismo di natura viscerale. Avvertibile, tuttavia, è l'intenzione moralizzatrice, di denuncia, esplicitata spesso nell'intitolazione, sempre puntuale e di origine colta (il francese di molti titoli si giustifica con il fatto che questa è la lingua in cui la Ungaretti pensa, essendo stata educata, ad Alessandria d'Egitto, in istituti di cultura francese). Niente di programmatico vi sarà però in questa pittura, fatta per accogliere i fantasmi che invadono e stravolgono e non di rado illuminano con un lampo di chiaroveggenza, la percezione naturale delle cose. Forse l'elemento che più caratterizza la maniera di lvy Ungaretti è quel trattamento della superficie che fa di ogni dipinto un irripetibile brano di esistenza. Attraverso un'elaborazione lenta, sofferta, la materia pittorica viene stesa, modellata, rialzata, appiattita, scavata, graffiata, percorsa in tutti i sensi fino a renderla documento di una volontà di vita. Scarne eppur decifrabilissime figure umane emergenti sulla tela assumono il valore di estremi moniti, di ultimi segni di verità. Richiesta, Ivy Ungaretti indica in Rouault la personalità artistica alla quale maggiormente e con più partecipazione abbia guardato: e tale indicazione, si può trovare riscontro in certi segni larghi e scuri, prediletti dalla pittrice e confrontabili con quelli dell'espressionista francese, va letta soprattutto nel senso di una condivisione dell'impegno di fede trasposto in pittura (e ancora una volta i titoli ne sono una spia attendibile). Palesemente la pittura di lvy Ungarettí si muove tuttavia nelle coordinate dell'informale, pienamente centrato all'esordìo dell'artista - sul finire degli anni Cinquanta - nella sua fase ancora più stimolante. E non solo per la conoscenza (non priva di difficoltà e conflitti, a dire il vero) con uno degli esponenti maggiori di quella tendenza espressiva, Jean Fautrier; anzi, nella sua peculiarità linguistica lvy Ungaretti sembra piuttosto toccare quei meandri fondi dell'espressione cosi come li ha individuati Dubuffet, con pari spietatezza e senza ritirarsi mai.

Maria Wili

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